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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/186

180 canto


40
     Di questo avuto aviso il re frisone,
de le nozze al figliuol la cura lassa;
e con l’armata sua nel mar si pone:
truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
ma di ciò ancor la nuova a noi non passa.
Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
meco corcar come si corchi il sole.

41
     Io dietro alle cortine avea nascoso
quel mio fedele; il qual nulla si mosse
prima che a me venir vide lo sposo;
e non l’attese che corcato fosse,
ch’alzò un’accetta, e con sí valoroso
braccio dietro nel capo lo percosse,
che gli levò la vita e la parola:
lo saltai presta, e gli segai la gola.

42
     Come cadere il bue suole al macello,
cade il malnato giovene, in dispetto
del re Cimosco, il piú d’ogn’altro fello;
che l’empio re di Frisa è cosí detto,
che morto l’uno e l’altro mio fratello
m’avea col padre, e per meglio suggetto
farsi il mio stato, mi volea per nuora;
e forse un giorno uccisa avria me ancora.

43
     Prima ch’altro disturbo vi si metta,
tolto quel che piú vale e meno pesa,
il mio compagno al mar mi cala in fretta
da la finestra a un canape sospesa,
lá dove attento il suo fratello aspetta
sopra la barca ch’avea in Fiandra presa.
Demmo le vele ai venti e i remi all’acque,
e tutti ci salvian, come a Dio piacque.