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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/100

94 canto


52
     Cade in tanto dolor, che si dispone
allora allora di voler morire;
e il pome de la spada in terra pone,
che su la punta si volea ferire.
Lurcanio che con grande ammirazione
avea veduto il duca a me salire,
ma non giá conosciuto chi si fosse,
scorgendo l’atto del fratel, si mosse;

53
     e gli vietò che con la propria mano
non si passasse in quel furore il petto.
S’era piú tardo o poco piú lontano,
non giugnea a tempo, e non faceva effetto.
— Ah misero fratel, fratello insano
(gridò), perc’hai perduto l’intelletto,
ch’una femina a morte trar ti debbia?
ch’ir possan tutte come al vento nebbia!

54
     Cerca far morir lei, che morir merta,
e serva a piú tuo onor tu la tua morte.
Fu d’amar lei, quando non t’era aperta
la fraude sua: or è da odiar ben forte,
poi che con gli occhi tuoi tu vedi certa,
quanto sia meretrice, e di che sorte.
Serba quest’arme che volti in te stesso,
a far dinanzi al re tal fallo espresso. —

55
     Quando si vede Arïodante giunto
sopra il fratel, la dura impresa lascia;
ma la sua intenzïon da quel ch’assunto
avea giá di morir, poco s’accascia.
Quindi si leva, e porta non che punto,
ma trapassato il cor d’estrema ambascia;
pur finge col fratel, che quel furore
non abbia piú, che dianzi avea nel core.