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sera extincta ogni tua memoria e la tua stirpe; e per questo non ce pare laudevole né tuo onore che debbi passar la tua vita senza moglie, come legitima compagnia ordinata dal cielo. Seressemo adunque de pensiero copularle cum una bella, savia e rica donna, e forsi piú che altra de questa nostra cita, che fu moglie de Fabrizio Arivabene, la quale credemo tu sapi che è remasta de molta robba erede, mediante la quale, volendo, potrai vivere come onorato gentilomo, e noi ne seremo molto vaghi e contenti per l’amore te portiamo. — Alexandro, ridendo a le parole del signore (come fa ciascuno, quando altri li dice volere dare moglie), respose: — Signor mio, io non so quello me debba respondere a la Vostra Excellenzia. L’è vero ch’io averei bisogno de robba, come cognoscite, ma de moglie non, si perché non saperci che me ne fare, si per avere sempre audito dire e veduto ancora cum multi effecti che l’avere moglie e figliuoli è una infinita molestia e sollicitudine d’animo. Tuttavia, quando el disponesse el cielo che io nc prendesse e piacesse a la Vostra Signoria, io farei come gli altri, o prudenti o poco savi che siano. — Il marchese, intendendo la risposta de Marone, svigliato dal costume de la sua piacevole natura, non puoté far che non ridesse, e cusi respose: — Alexandro, a dirle el vero da domestico, el ne pare che tu parli a modo de fanciullo, dicendo che non hai bisogno de moglie. Ma nui tei volemo insignare. Sapi, se prendi moglie, che la invernata te tenera le rene calde e la state fresco il stomaco; e poi, quando ancora che stranuti, averai almeno chi te dirá «Dio te salvi»; e quando ancora da qualche melegragna offeso fusti, ella te graterá si piacevolmente il capo, che soavemente te fará dormire. Oltraché, tu viver, i da uom da bene e cum bona fama, e farai cosa debita al mondo e debita a Telate. — E cum queste e cum altre assai parole el marchese tanto li dixe, che Alexandro respose: — Orsú pure, presto, signor mio, quello se ha a fare se facia a’ giorni miei, acciò entri nel numero de’ pazzi. — A cui el signore: — Alexandro, queste sono cose da fare cum grano salis\ e però lassa el pensiero a noi, che te forniremo davantagio. —