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308 il libro di antonio billi

sono di certo anteriori alle corrispondenti: «Filippo, Ser, cittadino, aritmetico, palazzo, ingegno, gesti, fingere, eseguito, eccetto, detto, stimate.» La predilezione per espressioni superlative, come: «unico architetto, eccellente geometrico, assai tempo, dottissimo nelle sacre scritture, maravigliosamente intese, per isdegno grande che n’ebbe» (Gaddiano), - invece delle semplici forme: «architetto, geometrico, più tempo, dotto, era studioso, per sdegno» (Strozz. e Petrei) - rivela il contrasto fra il cinquecentista e il quattrocentista, epperciò è impossibile di supporre che i due codici in cui corrono le forme e parole dell’ultimo, siano copie del Cod. Gaddiano contenente tutte quelle altre espressioni usate nel gonfio parlare del cinquecento e non prima.

ad 2. Come abbiamo già detto più indietro, lo Strozziano, nel copiar il relativo testo del Proemio di Crist. Landini, ci si attiene parola per parola, mentre il Petrei se ne discosta qualche volta, segnatamente nei preamboli alle notizie su Giotto, Masaccio, Castagno e Fra Filippo (vedi le note 3, 8, 12 e 13 al testo dello Strozziano, riprodotto più avanti). È quindi escluso che il primo abbia potuto toglier il suo testo più esatto da quello in parte cambiato del secondo. - Un certo numero poi di opere registrate nello Strozziano non si trovano rammentate nel Petrei (vedi le note 5, 7, 9): il primo adunque non può aver tratte le relative notizie del secondo. Nella biografia dell’Orcagna, nello Strozziano occorre questo passo: «Dipinse la cappella degli Strozzi et la tavola in detta chiesa. L’inferno nella chiesa di S. Croce col paradiso, nel quale ritrasse Guardi messo del Comune con uno giglio in sulla berretta, perchè lo pegnorò. Di questo Guardi ne sono discesi quelli d’Andrea di Lapo de’ Guardi». Il brano corrispondente del testo nel Petrei è il seguente: «Dipinse la cappella degli Strozzi et la tavola in detta chiesa et lo inferno, et messolo nello inferno, et evvi dipinto il messo del comune con uno gilio in sulla berretta perchè lo pegnorò». Sulla fine della biografia di Donatello lo Strozziano registrando le sculture di Padova parla di sè nella prima persona: «io giudicai esserle fatte da lui», - espressione che il Petrei cambia in: «sono tenute fatte da lui». Ora, considerando questi esempi, non ci pare possibile di sostenere che lo Strozziano abbia copiato il testo del Petrei!

Ma sembra pure poco probabile che il Petrei sia una copia dello Strozziano. Il suo testo in generale è più succinto di quello