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fra venezia e ravenna 29

e dall’Italia superiore, e massime di Lombardia, ma o per istanza di Berengario re d’Italia insospettito dalle relazioni cotanto agevolate, o più. probabilmente dopo i richiami della corte di Costantinopoli1 che in esse lettere asseriva contenersi spesso pensieri e novelle a lei pericolosi e spiacevoli, fu vietato d’allora innanzi ai naviganti quel commercio di lettere tanto proficuo quanto di poca fatica.

Candiano IV aiutò ancora l’imperatore Alessio contro i Normanni, e sebbene in tutte queste imprese conducesse con dignità e fortuna le cose dei Veneziani, tanto commosse i cittadini con la superbia sua, con le turpitudini della vita privata, che il popolo appiccò il fuoco al palazzo, ed uccisolo insieme ad un suo figliuoletto strappato in seno alla balia, i loro corpi precipitò in una cloaca. Arsero in quel giorno un trecento case, che tutte erano ancora di legno, arse la chiesa di S. Maria Zobenigo e la basilica di S. Marco. E da quel giorno ha principio la lunga serie de’ Procuratori di S. Marco.

Tale è la storia di quel veneto che Ravenna accolse profugo, ricettò come corsaro, applaudì ed onorò siccome doge; storia che viene spesso recata ad esempio della incostanza del popolo e de’ governi popolari, del favore che i ribaldi trovano sempre là dove sono odj e fazioni, e della divina giustizia che prepara amari frutti alla iniquità. A me poi sembra opera vana il cercare in questa successione di umane vicende, di che si compone la storia, l’opera della giustizia divina ed il trarne morali esservazioni, le quali ancorchè buone sogliono per lo più fondarsi sulla ingannevole apparenza delle cose, spesso riescono false, spessissimo oziose, e fanno inutilmente fuorviare dalla critica più piana e sicura.

[Ottone di Germania in Ravenna.]

X. Glorioso appo i Tedeschi dovrebbe essere il nome di Ottone il Grande, che primo portò quella corona che de poscia per più di ottocento anni dette loro forza e splen-

  1. Ved. Tafel e Thomas, Venezia e l’Impero Bizantino.