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102 i porti della maremma senese

mese, secondo i patti convenuti tra ossi e la repubblica1. Col rimanente doveva la balìa provvedere agli stipendi di due castellani e di sei fanti, del podestà con nove fanti, di un camarlingo e di un conestabile con dodici fanti forestieri. Ciò che avanzasse, e si previde un residuo di novecentottantre fiorini, fu ordinato che si spendesse nella costruzione di case, acciocchè aumentasse il numero della popolazione con benefizio di quella terra e del Comune.

Fu altresì ricordato a’ detti tre cittadini di non mancare al pagamento della provvisione dovuta, come fu detto, ai terrazzani; ma di porre ogni studio e sollecitudine perchè ai nuovi che venissero non fosse concesso tal benefizio, potendo; o, ad ogni modo, non pattuissero provvisione maggiore di lire quattro il mese2. Ma tutti questi provvedimenti non ebbero molto lunga durata, che la spesa, benchè diminuita, per la guardia e pel governo di Talamone parve di nuovo soverchia; e nel febbraio del 1420 fu deliberato non potersi spendere dai tre commissari in Talamone oltre mille fiorini; ed agli abitanti ridursi la provvisione a tre lire il mese, incominciando questa diminuzione a’ 22 di settembre di questo medesimo anno (1420). E così pel volgere di circa trent’anni le scarse notizie che ci rimangono di Talamone, si riferiscono più particolarmente alla guardia del Porto, ai restauri delle mura ed alla costruzione di nuove case a quando a quando ordinata dalla repubblica per accrescere dentro il castello il numero degli abitanti. Bensì tra questi provvedimenti di minor conto, ne occorrono due che meritano particolare menzione.

  1. «In prima, in quarantaquattro terrieri che ai presente vi sono habitanti, sicondo e’ pacti loro, libre v, soldi 40 per ciascuno mese, montano per tucto l’anno fiorini dccxi.iiiij» (Tesoretto, a c. 98).
  2. Questi ordinamenti furono trascritti nel cod. di provvisioni statutarie, detto il Tesoretto, a c. 98.