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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/150

239 ANNALI D'ITALIA, ANNO LXVI. 240

d'oro, si acquistò egli almeno un’incomparabil gloria in quest’anno, coll’aver fatta una pubblica comparsa nella scena del teatro, dove recitò alcuni suoi versi. Fattagli istanza dal popolazzo di metter fuori la sua abilità anche in altri studii, saltò fuori colla cetra in concorrenza d’altri sonatori, e fece udir delle belle sonate. Strepitosi furono i viva del popolo, la maggior parte per dileggiarlo, mentre i buoni si torcevano tutti al mirar sì fatto obbrobrio della maestà imperiale. E guai a que’ nobili che non vi intervennero: erano tutti messi in nota. Fu in pericolo della vita Vespasiano (poscia imperadore), perchè osservato dormire in occasione di tanta importanza. Conseguita la corona, passò Nerone, secondo Svetonio e Dione1, a far correre, stando in carrozza, i cavalli. Ito poscia a casa2, tutto contento di sì gran plauso, trovò la sola Poppea Augusta sua moglie, che gli disse qualche disgustosa parola. Benchè l’amasse a dismisura, pure le insegnò a tacere con un calcio nella pancia. Essa era gravida, e di questo colpo morì. Donna sì delicata e vana, che tutto dì era davanti allo specchio per abbellirsi; voleva le redini d’oro alle mule della sua carrozza; e teneva cinquecento asine al suo servigio, per lavarsi ogni dì in un bagno formato del loro latte. S’augurava anche piuttosto la morte, che di arrivare ad esser vecchia, e a perdere la bellezza. Opinione è d’insigni letterati3 che nel dì 29 di giugno del presente anno, per comandamento di Nerone, fosse crocifisso in Roma il principe degli Apostoli san Pietro, e che nel medesimo giorno ed anno venisse anche decollato l’Apostolo de’ Gentili san Paolo. Certissima è la loro gloriosa morte e martirio in Roma; ma non sembra egualmente certo il tempo; intorno a che potrà il lettore consultare [p. 240]chi ha maneggiato ex professo cotali materie. Nel pontificato romano a lui succedette s. Lino. Dopo la morte di Poppea, Nerone, perchè Antonia figlia di Claudio Augusto, e sorella di Ottavia sua prima moglie, non volle consentir alle sue nozze, trovò de’ pretesti per farla morire. Quindi sposò Statilia Messalina, vedova di Vestinio Attico console, a cui egli avea dianzi tolta la vita. Certe altre sue bestialità, raccontate da Dione, non si possono raccontar da me. E Tacito aggiunge l’esilio o la morte da lui data ad altri primarii romani, che mai non gli mancavano ragioni per far del male.


Anno di Cristo LXVI. Indizione IX.
Lino papa 2.
Nerone Claudio imperad. 13.


Consoli


Caio Lucio Telesino e Caio Svetonio Paolino


Funesto ancora fu l’anno presente a Roma per l’infelice fine di molti illustri romani, che tutti perirono per la crudeltà di Nerone, principe giunto a non saziarsi mai di sangue, perchè questo sangue gli fruttava l’acquisto dei beni de’ pretesi rei. Tacito empie molte carte4 di sì tristo argomento. Io me ne sbrigherò in poche parole, per risparmiare la malinconia a chiunque, è per leggere queste carte. Basterà solo rammentare che Anneo Mella, fratello di Seneca, e padre di Lucano poeta, accusato si svenò e terminò presto il processo. Caio Petronio, che ha il prenome di Tito appresso Plinio, uomo di somma leggiadria, e tutto dato al bel tempo, era divenuto uno dei più favoriti di Nerone. La gelosia di Tigellino, prefetto del pretorio, gli tagliò le gambe, e il costrinse a darsi la morte. Ma prima di darsela, fece credere a Nerone di lasciarlo suo erede, e gli mandò il suo testamento. In

  1. Sueton., in Nerone, cap. 35. Dio., lib. 62.
  2. Tacitus, lib. 16, c. 6.
  3. Baron., in Annal. Blanchinius, ad Anastasium. Pagius, in Critica Baroniana.
  4. Tacitus, Annal., lib. 16, cap. 14 et seq.