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shakespeare. 7

e Adone» un poemetto pieno di fuoco; poi la Lucrezia, frutto dello studio di Tito Livio.

Prima di scrivere egli stesso per il teatro, si esercitò a ritoccare i drammi degli altri, e il suo primo lavoro originale fu la commedia Pene d’amor perdute, fantasia ricca di brio, che rivela l’esuberante giovinezza del genio. Seguì la Commedia degli equivoci, inspirata dai Menecmi di Plauto, poi il Sogno d’una notte d’estate; ma il capolavoro di questo periodo giovanile rimase Giulietta e Romeo. Strano a dirsi! Egli non premetteva neppure il nome ai capolavori che andava scrivendo, e tollerava che lo stesso gran nome apparisse sui manifesti serali, nell’elenco dei commedianti più modesti.

Nel secondo periodo della sua vita si mostra ad un tempo profondo conoscitore della natura umana, storico e poeta che non si spaventa di nessuna arditezza, perchè tutte le vince. A questo periodo appartiene «la magnifica epopea nazionale», come diceva Schlegel, de’ suoi drammi storici, che cominciano col Riccardo II e si chiudono con Enrico VIII.

Da questi lavori inglesi passò ai drammi dell’umanità e si levò alla massima altezza, dove rimarrà forse insuperato, entrando in una nuova fase coll’Amleto, la tragedia del pensiero. Vien quindi l’Otello, la tragedia della gelosia, il Macbeth, la tragedia del terrore, e infine le tragedie romane, inspirate da Plutarco, e le commedie fantastiche che riflettono il cielo e la terra, come la Tempesta, che chiuse il ciclo luminoso.

Degli amori di Shakespeare si scrisse molto e in modo diverso, secondo l’umore del biografo. Vi fu chi lo fece sospirare ai piedi della «vergine regina» l’Elisabetta dai capelli rossi; altri raccontano aneddoti più prosaici. Shakespeare soleva frequentare l’albergo della Corona ad Oxford, dove eravi una bella ostessa, e il figlio di questa, che fu il poeta Davenant, si vantava di aver avuto per padre il gran tragico, per uno strappo al contratto conjugale fatto dalla madre. Un’altra volta Guglielmo udì una bella signora dare la posta ad un comico, ed avvisarlo di bussare alla sua porta di nottetempo, dicendo: «Io sono Riccardo III.» Shakespeare, prima dell’ora stabilita, si recò al convegno; ajutato dal bujo, si so-