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atto quinto 57
pria non togli. — Che parli?... Oh voce! «T’era

David pur figlio; e il perseguisti, e morto
pur lo volevi». Oh! che mi apponi?... Arresta...
sospendi or, deh!... Davidde ov’è? si cerchi:
ei rieda; a posta sua mi uccida, e regni:
sol che a’ miei figli usi pietade, ei regni... —
Ma, inesorabil stai? Di sangue hai l’occhio;
foco il brando e la man; dalle ampie nari
torbida fiamma spiri, e in me l’avventi...
Giá tocco m’ha; giá m’arde: ahi! dove fuggo?...
Per questa parte io scamperò.
Micol  Né fia,
ch’io rattener ti possa, né ritrarti
al vero? Ah! m’odi: or sei...
Saul  Ma no; che il passo
di lá mi serra un gran fiume di sangue.
Oh vista atroce! sovra ambe le rive,
di recenti cadaveri gran fasci
ammonticati stanno: ah! tutto è morte
colá: quí dunque io fuggirò... Che veggo?
Chi sete or voi? — D’Achimeléch siam figli.
«Achimeléch son io. Muori, Saulle,
muori». — Quai grida? Ah! lo ravviso: ei gronda
di fresco sangue, e il mio sangue ei si beve.
Ma chi da tergo, oh! chi pel crin mi afferra?
Tu, Samuél? — Che disse? che in brev’ora
seco tutti saremo? Io solo, io solo
teco sarò; ma i figli... — Ove son io? —
Tutte spariro ad un istante l’ombre.
Che dissi? Ove son io? Che fo? Chi sei?
Qual fragor odo? ah! di battaglia parmi:
pur non aggiorna ancor: sí, di battaglia
fragore egli è. L’elmo, lo scudo, l’asta,
tosto or via, mi si rechi: or tosto l’arme,
l’arme del re. Morir vogl’io, ma in campo.
Micol Padre, che fai? Ti acqueta... Alla tua figlia...