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atto quinto 55
Ma, se Dio mi vuol salvo, omai non debbo

indugiar piú: l’ora si avanza: alcuno
potria da questo padiglion spiarne,
e maligno svelarci. A palmo a palmo
questi monti conosco: a ogni uom sottrarmi
son certo. — Or, deh! l’ultimo amplesso or dammi.
Dio teco resti; e tu, rimani al padre,
fin che al tuo sposo ti raggiunga il cielo...
Micol L’ultimo amplesso?... E ch’io non muoja?... Il core
strappar mi sento...
David  ... Ed io?... Ma,... frena... il pianto. —
Or, l’ali al piè, possente Iddio, m’impenna.


SCENA SECONDA

Micol.

... Ei fugge?... oh cielo!... Il seguirò... Ma, quali

ferree catene pajon rattenermi?...
Seguir nol posso. — Ei mi s’invola!... Appena
mi reggo, non ch’io ’l segua... Un’altra volta
perduto io l’ho!... Chi sa, quando il vedrai?...
Misera donna! e sposa sei?... fur nozze
le tue?... — No, no; del crudo padre al fianco
piú non rimango. Io vo’ seguirti, o sposo... —
Pur, se il seguo, lo uccido; è ver, pur troppo!
Come nasconder la mia lenta traccia,
su l’orme sue veloci?... — Ma, dal campo
qual odo io suon, che d’armi par?... Ben odo...
Ei cresce; e sordamente anco di trombe
è misto... E un correr di destrieri... Oh cielo!
Che fia?... La pugna anzi al tornar del giorno,
non l’intimò Saúl. Chi sa?... I fratelli...
il mio Gionata... Oimè!... forse in periglio... —
Ma, pianto, ed urli, e gemiti profondi