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nota 409


IV  232 Né quiéte Ne quíete
 »   437 Scipione Sofonisba
V,     58 Scena Quinta Scena Quarta
 »    110 Non pianger donna
Non pianger, donna
Ho accettato questa correzione, perché l’uso del vocativo preceduto dalla virgola è assolutamente costante.
 »    153 Poiche tu Poiché tu
 »    197 su i casi suoi suoi su i casi suoi
 »    329 congiura Congiura
 »    350 Mical (2 volte) Micol
 »    416 non necessario di figli
La parola figli va in corsivo, come lo sono tutte quelle riprese dal testo.
 »    418 quá e la ritoccate quá e lá ritoccate
 »    423 sonnettucci sonettucci

A p. 229 del V vol., nel Bruto secondo, a. III, sc. 2 c’è una solenne distrazione dell’Alfieri. Invece di chiamare la moglie di Bruto figlia di Catone, l’ha chiamata sorella. L’Autore conosceva esattamente la parentela di Porzia con Catone minore; tanto che nell’atto seguente ne fa, per bocca di Bruto, un simbolo della piú alta virtú romana Passando all’esame delle successive stesure dei due versi in discussione ho trovato, tra gli autografi e le copie della Biblioteca Laurenziana, queste lezioni:

Alfieri 262, p. 129 dove di Caton la sorella è la moglie di Bruto
Alfieri 282, p. 224 Dove a Bruto consorte è del gran Cato
La fida suora
Alfieri 292 c. 360 v.                               dove consorte
A Bruto sta del gran Caton la suora.

È chiaro che, avvenuta la distrazione nella prima stesura in prosa, l’Autore se l’è portata dietro fino all’ultima elaborazione e alla stampa. Perciò è buon criterio non correggere — come ha fatto il Milanesi — ma lasciare la lezione originale. Altrimenti bisognerebbe ritoccare molti luoghi di poemi e romanzi che contengono errori o distrazioni simili a questa. Solo al commentatore resta il compito di avvertirla, nelle sue note.