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atto secondo 75

reo ti par? (chi non erra?) allor tu solo

l’ira tua giusta a lui solo dimostra.
Dolce è l’ira di un padre; eppur, qual figlio
può non tremarne? Un sol tuo detto, un detto
di vero padre, in suo gran cor piú debbe
destar rimorsi, e men rancor lasciarvi,
che cento altrui, malignamente ad arte
aspri, oltraggiosi. Oda tua reggia intera,
ch’ami ed apprezzi il figlio tuo; che degno
di biasmo, e in un di scusa, il giovanile
suo ardir tu stimi; e udrai repente allora
la reggia intorno risuonar sue laudi.
Dal cor ti svelli il sospettar non tuo:
basso terror di tradimento infame,
a re, che merti esser tradito, il lascia.
Filippo ... Opra tua degna, e di te sola, è questa;
il far che ascolti di natura il grido
un cor paterno: ah! nol fan gli altri. Oh trista
sorte dei re! del proprio cor gli affetti,
non che seguir, né pur spiegar, ne lice.
Spiegar? che dico? né accennar: tacerli,
dissimularli, le piú volte è forza. —
Ma, vien poi tempo, che diam loro il varco
libero, intero. — Assai, piú che nol pensi,
chiara ogni cosa il tuo dir fammi... Ah! quasi
innocente ei mi par, poiché innocente
credi tu il prence. — Ei tosto, o Gomez, venga.


SCENA TERZA

Filippo, Isabella.

Filippo Or vedrai ch’io so padre anco mostrarmi;

piú che a lui mi dorria, se un dí dovessi
in maestá di offeso re mostrarmi.
Isab. Ben tel credo. Ma ei vien: soffri, che il piede