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66 filippo

tu rimirassi: ah! lieve error diresti

lo andar seguendo il suo perduto bene;
e sbramar gli occhi; e desiar talvolta,
qual io mi fo, di pochi accenti un breve
sfogo innocente all’affannato core.
Isab. Sfuggimi, deh!... Queste fatali soglie,
finch’io respiro, anco abbandona; e fia
per poco...
Carlo  Oh cielo! E al genitor sottrarmi
potrei cosí? Fallo novel mi fora
la mal tentata fuga: e assai giá falli
mi appone il padre. Il solo, ond’io son reo,
noi sa.
Isab.  Nol sapess’io!
Carlo  Se in ciò ti offesi,
ne avrai vendetta, e tosto. In queste soglie
lasciami: a morte se il duol non mi tragge,
l’odio, il rancor mi vi trarrá del padre,
che ha in se giurato, entro al suo cor di sangue,
il mio morire. In questa orribil reggia,
pur cara a me poiché ti alberga, ah! soffri,
che l’alma io spiri a te dappresso...
Isab.  Ahi vista!...
Finché quí stai, per te pur troppo io tremo.
Presaga in cor del tristo tuo destino
una voce mi suona... — Odi; la prima,
e in un di amor l’ultima prova è questa,
ch’io ti chieggio, se m’ami; al crudo padre
sottratti.
Carlo  Oh donna!... ell’è impossibil cosa.
Isab. Sfuggi me dunque, or piú di pria. Deh! serba
mia fama intatta, e serba in un la tua.
Scolpati, sí, delle mentite colpe,
onde ti accusa invida rabbia: vivi,
io tel comando, vivi. Illesa resti
la mia virtú con me: teco i pensieri,