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RISPOSTA DELL’AUTORE 47


stumi, coltura, eserciti, commercio, armate, guerra, fermento, belle arti, vita. E l’esempio per me lo dica: ebbero teatro i Greci e i Romani, lo hanno i Francesi e gl’Inglesi. Ma il miglior protettore del teatro, come d’ogni nobile arte e virtú, sarebbe pur sempre un popolo libero. Le lagrime, i suffragj, le vive entusiastiche lodi del popolo d’Atene erano, e sarebbero, credo, tuttavia piú caldo incentivo, e piú generosa mercede a qualunque tragico autore, ed attore, che non le pensioni e gli onori dei principi, che ogni cosa tolgono o danno, fuorché la fama.

Resta, amatissimo amico, ch’io le risponda circa allo stile; e questo farò, se ella me lo concede, allungandomi alquanto piú, ma non molto, su le proposte difficoltá. E dico da prina che la parola stile, ch’ella saviamente assomiglia al colorito in pittura, abbraccia però tante cose nell’arte dello scrivere, che a tutte ristringere in una, si può francamente asserire, che libro di poesia senza stile, non è libro; mentre forse quadro senza colori può in certa maniera esser quadro. Ella mi permetterá dunque di credere, che parlando ella del mio, e biasimandolo, d’alcune parti di esso, non dello stile in genere, abbia inteso parlare: e ciò non per lusinga d’amor proprio mi fo io a credere; ma per porre d’accordo le sue anteriori osservazioni con le susseguenti: cosa chiarissima essendo, che se il mio stile fosse cattivo in tutte le sue parti, le mie tragedie non avrebbero mai potuto farle quell’impressione che par ch’ella mostri averne ricevuta: e questa mia asserzione proverò con esempio. Fra le tragedie di Sofocle ottima campeggia l’Edipo: ella lo legga tradotto dal Giustiniani, e non lo leggerá: i sentimenti son però quegli stessi; la condotta, i caratteri, tutto, fuorché le parole, e la loro collocazione. Dunque lo stile cattivo in tutte le sue parti, rende pessimo il libro in genere di poesia, e termina ogni controversia col non esser letto. Ella, mi pare, è arrivata fino all’ultimo verso della Virginia; nessuno ce la sforzava: arguisco da ciò, che lo stile non è interamente cattivo, e che io ho detto almeno le piú volte ciò ch’io m’era proposto di dire. Alcune parti dunque di esso saran quelle che a lei dispiaceranno; ora individuandole io, e cedendo in quello di che mi sento colpevole, e giustificandomi di quello in che non mi par d’esserlo, ed adducendo ragioni sempre, sí degli errori, che delle scuse, spero che rimarremo d’accordo.

Dalle di lei osservazioni sopra i passi citati, mi risulta, che le parti dello stile che a lei dispiacciono, siano le due che spettano all’armonia, e alla chiarezza: e di queste discorrerò.