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346 oreste

Pilade oimè!...

Elet.  Pilade, Oreste, entrambi
sgombrate ogni timor; non mento il nome.
Al tuo furor, te riconobbi, Oreste;
al duolo, al pianto, all’amor mio, conosci
Elettra tu.
Oreste  Sorella; oh ciel!... tu vivi?
tu vivi? ed io t’abbraccio?
Elet.  Oh giorno!...
Oreste  Al petto
te dunque io stringo? Oh inesplicabil gioja! —
Oh fera vista! la paterna tomba?...
Elet. Deh! ti acqueta per ora.
Pilade  Elettra, oh quanto
sospirai di conoscerti! tu salvo
Oreste m’hai, che di me stesso è parte;
pensa s’io t’amo.
Elet.  E tu cresciuto l’hai;
fratel secondo a me tu sei.
Pilade  Deh! meco
dunque i tuoi preghi unisci; ah! meco imprendi
a rattener di questo ardente spirto
i ciechi moti. Oreste, a duro passo
vuoi tu ridurci a forza? ad ogni istante
vuoi, ch’io tremi per te? Finora in salvo
qui ci han scorti pietate, amor, vendetta;
ma, se cosí prosiegui...
Oreste  È ver; perdona,
Pilade amato;... io fuor di me... Che vuoi?...
Qual senno mai regger potea?... Quai moti,
a una tal vista inaspettata!... — Io ’l vidi,
sí, con questi occhi io ’l vidi. Ergea la testa
dal negro avello: il rabbuffato crine
dal viso si togliea con mani scarne;
e sulle guance livide di morte
il pianto, e il sangue ancor rappreso stava.