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312 agamennone

Argo tutta.

Cliten.  Cassandra a me far pari?...
Egisto Atride il vuole.
Cliten.  Atride pera.
Egisto  Or come?
Di qual mano?
Cliten.  Di questa, in questa notte,
entro a quel letto, ch’ei divider spera
con l’abborrita schiava.
Egisto  Oh ciel! ma pensa...
Cliten. Ferma son giá...
Egisto  Ma, se pentita?...
Cliten.  Il sono
d’aver tardato troppo.
Egisto  Eppure...
Cliten.  Io ’l voglio;
io, s’anco tu nol vuoi. Ch’io trar te lasci,
che sol merti il mio amore, a morte cruda?
Ch’io viver lasci chi il mio amor non cura?
Doman, tel giuro, il re sarai tu in Argo
né man, né cor, mi tremerá... Chi viene?
Egisto Elettra...
Cliten.  Oh ciel! sfuggiamla. In me ti affida.


SCENA SECONDA

Elettra.

Mi sfugge Egisto, e ben gli sta; ma veggio,

ch’anco la madre agli occhi miei s’invola.
Misera madre! alla colpevol brama
di riveder l’ultima volta Egisto
resistere non seppe. — A lungo insieme
parlato han quí... Ma, baldanzoso troppo,
troppo in volto securo Egisto parmi,
per uom ch’esule vada... E lei turbata