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306 agamennone

pieno finor di rio velen gl’infami

rei delatori; intatto è il tutto ancora.
Guai, se costoro, al par che iniqui, vili,
veggiono alquanto vacillar tra voi
l’amor, la pace, la fidanza: tosto
gli narreranno... Ah madre! ah sí, pietade
di te, di noi, di quell’Egisto istesso
muovati, deh! — Fuor d’Argo, in salvo ei fia
dallo sdegno del re...
Cliten.  Se Egisto io perdo,
che mi resta a temer?
Elet.  La infamia.
Cliten.  Oh cielo!...
Omai mi lascia al mio terribil fato.
Elet. Deh, no. Che speri? e che farai?...
Cliten.  Mi lascia,
figlia innocente di colpevol madre.
Piú non mi udrai nomarti Egisto mai:
contaminar non io ti vo’; non debbe
a parte entrar de’ miei sospiri iniqui
l’infelice mia figlia.
Elet.  Ah madre!
Cliten.  Sola
co’ pensier miei, colla funesta fiamma
che mi divora, lasciami. — L’impongo.


SCENA SESTA

Elettra.

Misera me!... Misera madre!... Oh quale

orribil nembo a noi tutti sovrasta!
Che fia, se voi nol disgombrate, o Numi?