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LETTERA DI RANIERI CALZABIGI 25


di senso, vi si mescola la parola di matrigna, e quella d’amore, col nero e cupo disegno di chiamare sopra i volti dei commossi amanti i colori della passione sepolta.

Nel Polinice quasi tutte le scene sono sparse di sí sollevati, ma naturali, sentimenti, che ne condannerei la profusione se fosse difetto. Hanno in me prodotta una impressione tale, che provo sempre nel rileggerle quel ribrezzo, che solamente conosce chi è poeta.

Egli è opinione, che per vedere se veramente sublime sia un lavoro poetico, si debba tradurre in un’altra lingua. Se, spogliato delle vaghezze che gli presta la sua, si sostiene col solo pregio de’ pensieri maestosi, veri, e appropriati; se vi si trovano ancora nella traduzione,

Disjecti membra poetae;

si può francamente pronunziare che sia tale.

A questa prova ho voluto esporre alcuni squarci del Polinice, traducendoli in francese, come ho saputo meglio. Si giudicherá se siano ugualmente sublimi, ugualmente belli nell’uno e nell’altro idioma. Ecco la risposta di Giocasta a Polinice, atto secondo, scena quarta. Le adduce il figlio, per giustificar la guerra che move al fratello, che incorrer non vuole nel disprezzo generale della Grecia: la madre risponde:

«O la belle vertu! La Grece doit donc t’estimer parceque tu n’es pas plus méchant que ton frere! L’objet le plus cher à ton cœur est donc le trône. Tu ne songes donc pas quel malheur c’est d’être roi. Regarde tes aïeux: quel d’entre eux régna dans Thebes sans crimes? Le trône où Œdipe fut assis est en effet bien illustre! Crains-tu que la terre ignore qu’Œdipe eut des enfants? Es-tu vertueux? laisse la couronne aux parjures. Veux-tu te venger de ton frere? veux-tu qu’il devienne l’horreur de Thebes, de la Grece, du monde entier? laisse-le régner. Moi-même, le front orné du diademe, malgré son vain éclat, n’ai-je pas vu couler mes tristes jours dans les larmes? n’ai-je pas porté envie à l’état le plus vil? O trône! tu n’es qu’une ancienne injustice, qu’on a toujours tolérée, et toujours détestée1. Funeste honneur! plût aux dieux que

  1. Questa invettiva contro il carattere e la dignitá reale, con infinito accorgimento e giudizio è posta qui in bocca di Giocasta, per disgustarne il figlio, e terminar le gare fraterne; ed è uno de’ passi piú sublimi che s’incontrino nella trage-