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ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Clitennestra, Egisto.

Egisto Io tel dicea pur dianzi: or vedi tempo

non piú di speme; or di tremare è il tempo.
Fortuna, i Numi, ed i placati venti
guidano in porto a piene vele Atride.
Io, che sgombrar potea d’Argo poc’anzi,
senza tuo rischio almen, senza che macchia
la tua fama ne avesse, or dal cospetto
fuggir dovrò del re; lasciarti in preda
a sua regal dispotica possanza:
e andarne, io non so dove, da te lungi;
e di dolor morire. — A che ridotto
m’abbia il soverchio tuo sperare, or mira.
Cliten. Reo di qual colpa sei? Perché fuggirti?
Tremar, perché? Rea ben son io: ma in core
soltanto il son; né sa il mio core Atride.
Egisto Verace amor, come si asconde? il nostro
giá pur troppo è palese. Or come speri,
ch’abbia a ignorarlo il re?
Cliten.  Chi fia che ardisca
svelarlo al re, pria di saper se avranne
d’infame avviso o guiderdone, o pena?
Tu di corte i maneggi empj non sai.
Soglionsi appor falsi delitti spesso;