Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/274

268 virginia

un dí faran poi mie vendette, spero.

Appio Vedi tu d’Appio i Numi? ecco le armate
squadre, ond’io mi fo cerchio. Il so che d’armi,
mezzo tra aperte e ascose, oggi voi pure
vi afforzate: ma stan le leggi meco;
sta con voi la licenza: il perder anco,
a me fia gloria; a voi fia il vincer, onta. —
Ma, vincerete voi: giá in folla riede
fiero il popol nel foro: in lui ti affida;
ognor che il vuol, egli è il signor pur sempre.
Ecco Virginia addolorata; segue,
lacera il manto e il crine, alto gridante,
la madre. Odi rimbombo? Oh di quali urli
freme l’aere! chi sa, quant’armi, e quante
trae dietro se nel foro Icilio forte!


SCENA QUARTA

Numitoria, Virginia, Appio, Virginio, Marco,

Popolo, Littori.

Numit. Oh tradimento!

Popolo  Oh infausto giorno!
Virg.a  O padre,
tu vivi almen; tu vivi. Ah! tu non sai...
Icilio... oimè!...
Virg.o  Dite; che fia? Nol veggo.
Numit. Icilio muore.
Virg.o  Oh ciel! che ascolto?
Appio  Audace
chi fu cotanto nel difender Roma,
che il reo puní, senza aspettar che il danni
giusto rigor di legge?
Numit.  Iniquo! ardisci
dissimular cosí? Con noi nel foro
venía securo in suo valor, quand’ecco