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fole di libertá, suo tribunato,

suoi tumulti sol ama. Ei lungamente
taceasi; or mezzo a se riporre in seggio
te crede, stolto: il fa parlar sua folle
ambizíon, non l’amor tuo. — Ma poni,
ch’io pur anco incontrassi alto periglio
in questa impresa; argomentar puoi quindi,
quanto immenso è il mio amor: possanza, vita
fama arrischio per te. Tutto son presto
dare ad amor; tutto ricever spera
da amore Icilio.
Virg.a  Cessa. — Icilio vile
giá non puoi far, col pareggiarti ad esso,
né grande te. Breve è il confronto: ei tutto
ha in se ciò che non hai: nulla di lui
esser può in te: quant’io ti abborro, l’amo. —
D’amor che parli? A tua libidin rea
tal nome osi dar tu? Non ch’io ’l volessi;
ma, né in pensiero pure a te mai cadde
di richiedermi sposa?...
Appio  Un dí fors’io...
Virg.a Non creder giá, ch’io mai...
Numit.  Di noi stimavi
far gioco: oh rabbia!...
Virg.a  Infame; a nessun patto
piegarmi tu...
Appio  Sta ben: verrai tu dunque
in poter mio, del sangue del tuo amante
cospersa tutta.
Virg.a  Oh ciel!...
Appio  Sí, del tuo amante;...
E del tuo padre.
Numit.  Oh crudo!...
Virg.a  Il padre!
Appio  Tutti.
Cade chi voglio, a un cenno mio: nel campo