Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/246

240 virginia

Appio  Si svelga

costei dal fianco suo. Terribil trama
quí si nasconde, e sta in periglio Roma.
Icilio Per me, per lei, questo è un pugnal, se forza
fatta ci viene: a noi, fin ch’io respiro,
uom non s’accosti.
Popolo  Ei nulla teme!
Icilio  A trarla
di quí, t’è forza uccidere me pria. —
Romani, udite la terribil trama,
che quí s’asconde: udite in qual periglio
sta Roma, udite; indi su gli occhi vostri
me trucidar lasciate. Arde d’infame
amor quest’Appio per Virginia...
Popolo  Oh ardire!
Icilio Tentò sedurla; usò minacce, e preghi;
e perfin oro offrille; ultimo oltraggio,
che all’abbietta virtú fa il vizio in trono.
Ma di patrizio sangue ella non era,
onde a prezzo ei non l’ebbe. Or di rapirla
tenta; e la fraude ad accertar, vi basti
dell’assertore il nome. Omai pe’ figli
tremate, o padri; e piú tremate assai
per le mogli, o mariti. — Or, che vi resta
a perder piú? la mal secura vita.
E a che piú vita; ove l’onor, la prole,
la patria, il cor, la libertá v’è tolta?
Popolo Per noi, pe’ figli, o libertade, o morte.
Appio Menzogna è questa...
Popolo  O libertade, o morte.
Numit. O generosa plebe, il furor tuo
sospendi alquanto. Ah! tolga il ciel, che nata
di questo fianco sia cagion fatale
di sparger rivi di romano sangue.
Io chieggo solo, e in nome vostro il chieggo,
che Virginio s’aspetti. A lui dinanzi,