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214 antigone

essermi tomba; ivi sepolta viva

mi vuol Creonte.
Argia  Ahi scellerato!...
Antig.  Ei sceglie
la notte a ciò, perch’ei del popol trema. —
Deh! frena il pianto: va; lasciami; avranno
cosí lor fine in me di Edippo i figli.
Io non men dolgo; ad espíare i tanti
orribili delitti di mia stirpe,
bastasse pur mia lunga morte!...
Argia  Ah! teco
divider voglio il rio supplizio; il tuo
coraggio addoppia il mio; tua pena in parte
fia scema forse...
Antig.  Oh! che di’ tu? Più grave
mille volte saria.
Argia  Morendo insieme,
potremmo almen di Polinice il nome
profferire; esortarci, e pianger...
Antig.  Taci...
Deh! non mi far ripiangere... La prova
ultima or fo di mia costanza. — Il pianto
piú omai non freno...
Argia  Ahi lassa me! non posso
salvarti? oh ciel! né morir teco?...
Antig.  Ah! vivi.
Di Edippo tu figlia non sei; non ardi
di biasmevole amore in cor, com’io;
dell’uccisore e sperditor de’ tuoi
non ami il figlio. Ecco il mio fallo; il deggio
espíar sola. — Emone, ah! tutto io sento,
tutto l’amor, che a te portava: io sento
il dolor tutto, a cui ti lascio. — A morte
Vadasi tosto. — Addio, sorella,... addio.