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atto terzo 195

Creon.  T’intendo. Oh figlio!

Vuoi, che la vita io serbi a chi torrebbe
la vita a me, dove il potesse? A un padre,
che tanto t’ama, osi tu chieder tanto?


SCENA SECONDA

Antigone, Creonte, Emone, Guardie.

Creon. Vieni: da quel dí pria diverso assai

a tuo favore, Antigone, mi trovi.
Non, ch’io minor stimi il tuo fallo, o meno
la ingiunta pena a te dovuta io stimi:
amor di padre, piú che amor del giusto,
mi muove a tanto. Il figliuol mio mi chiede
grazia, e l’ottien, per te; dove tu presta
fossi...
Antig.  A che presta?
Creon.  A dargli, al mio cospetto,
in meritato guiderdon,... la mano.
Emone Antigone, perdona; io mai non chiesi
tanta mercé: darmiti ei vuol: salvarti
vogl’io, null’altro.
Creon.  Io, perdonar ti voglio.
Antig. M’offre grazia Creonte? — A me qual altra
grazia puoi far, che trucidarmi? Ah! tormi
dagli occhi tuoi per sempre, il può sol morte:
felice fai chi te non vede. — Impétra,
Emone, il morir mio: pegno fia questo,
sol pegno a me, dell’amor tuo. Deh! pensa,
che di tiranno il miglior dono è morte;
cui spesso ei niega a chi verace ardente
desio n’ha in cor...
Creon.  Non cangerai tu stile?
Sempre implacabil tu, superba sempre,
o ch’io ti danni, o ch’io ti assolva, sei?