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ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Creonte, Emone.

Creon. Ad ascoltarti eccomi presto, o figlio.

Udir da te cose importanti io deggio,
dicesti; e udirne potrai forse a un tempo
tali da me.
Emone  Supplice vengo: il fero
del tuo sdegno bollente impeto primo
affrontar non doveva: or, ch’ei dá loco
alla ragione, io (benché sol) di Tebe
pur tutta a nome; io ti scongiuro, o padre,
di usar pietade. A me la negheresti?
Tua legge infranto han le pietose donne;
ma chi tal legge rotta non avrebbe?...
Creon. Qual mi ardiria pregar per chi la infranse,
altri che tu?
Emone  Né in tuo pensier tu stesso
degna di morte la lor santa impresa
estimi; ah! no; sí ingiusto, snaturato
non ti credo, né il sei.
Creon.  Tebe, e il mio figlio,
mi appellin crudo a lor piacer, mi basta
l’esser giusto. Obbedire a tutte leggi,
tutti il debbono al par, quai che sien elle:
rendono i re dell’opre loro ai soli