Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/194

188 antigone

al fuoco ardivi; adulator dell’uno,

l’altro instigavi, e li tradivi entrambi.
La via cosí tu ti sgombrasti al soglio,
ed alla infamia.
Emone  A viva forza vuoi
perder te stessa, Antigone?
Antig.  Sí, voglio,
vo’ che il tiranno, almen sola una volta,
il vero ascolti. A lui non veggo intorno
chi dirgliel osi. — Oh! se silenzio imporre
a’ tuoi rimorsi, a par che all’altrui lingua,
tu potessi, Creonte; oh qual saria
piena allor la tua gioja! Ma, odíoso,
piú che a tutti, a te stesso, hai nell’incerto
nell’inquieto sogguardar, scolpito
e il delitto, e la pena.
Creon.  A trarvi a morte,
fratelli abbominevoli del padre,
mestier non eran tradimenti miei:
tutti a prova il volean gl’irati Numi.
Antig. Che nomi tu gli Dei? tu, ch’altro Dio
non hai, che l’util tuo; per cui sei presto
ad immolar, e amici, e figli, e fama;
se tu l’avessi.
Creon.  — A dirmi, altro ti resta? —
Chieggon Numi diversi ostie diverse.
Vittima tu, giá sacra agli infernali,
degna ed ultima andrai d’infame prole.
Emone Padre, a te chieggo pria breve udíenza.
Deh! sospendi per poco: assai ti debbo
cose narrar, molto importanti...
Creon.  Avanza
della per loro intorbidata notte
alquanto ancora. Al suo morir giá il punto
prefisso è in me; fin che rinasca il sole,
udrotti...