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atto primo 179

di contendermi il mio? tu, che il vedesti

morire, e ancor pur vivi...
Antig.  Omai, te credo
non minore di me. Pur, m’era forza
ben accertarmi pria, quanto in te fosse
del femminil timor: del dolor tuo
non era io dubbia; del valore io l’era.
Argia Disperato dolor, chi non fa prode?
Ma, s’io l’amor del tuo fratel mertava,
donna volgare esser potea?
Antig.  Perdona:
io t’amo; io tremo; e il tuo destin mi duole.
Ma il vuoi? si vada. Il ciel te non confonda
colla stirpe d’Edippo! — Oltre l’usato
parmi oscura la notte: i Numi al certo
l’attenebrar per noi. Sorella, il pianto
bada tu bene a rattener; piú ch’altro,
tradir ci può. Severa guardia in campo
fan di Creonte i satelliti infami:
nulla ci scopra a lor, pria della fiamma
divoratrice dell’esangue busto.
Argia Non piangerò;... ma tu,... non piangerai?
Antig. Sommessamente piangeremo.
Argia  In campo,
sai tu in qual parte ei giace?
Antig.  Andiam: so dove
gli empj il gittaro. Vieni. Io meco porto
lugúbri tede: ivi favilla alcuna
trarrem di selce, onde s’incendan. — Segui
tacitamente ardita i passi miei.