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inganno, o fe? chi ’l sa, se in voi non entra

il pensier di tradirmi? A me tu madre;
sorella tu: ma che perciò? son sacri
tai nomi, è ver; ma son pur troppo in Tebe
tremendi nomi. A me fratel non era
l’usurpator? Creonte, zio non m’era? —
Ahi dura reggia, ov’io (misero!) i lumi
alla odíata luce apría! congiunti,
quanti ne serri infra tue mura infami,
tutti a me son di sangue; ed io di tutti
sono il bersaglio pure. Esul tanti anni,
or mi ritrovo in mezzo a’ miei straniero:
ovunque io giri incerto il guardo, (ahi vista!)
un traditor ravviso. Ogni pietade
è morta quí. Che cerco io quí? che aspetto?
a che rimango? qual piú orribil morte,
che nel sospetto vivermi tra voi? —
Ben io mel sento; al nascer mio voi sole,
voi presiedeste, o Furie; al viver mio
voi presiedete or sole: a qual sventura
me riserbate? a qual delitto?... Oh! forse
me dall’Averno respingete, o Erinni,
perch’io finor men empio son di Edippo?
Gioc. Degno figlio d’Edippo, anco la madre
di tradimento incolpi? Invocar osi
del tuo natal le Furie?...
Polin.  Altri si denno
numi in Tebe invocar?...
Antig.  Fratello...
Gioc.  Figlio...
Polin. Argo, patria mi fia miglior di Tebe:
spenta non è la fede in Argo: io vivo
securo lá, dove nomar non mi odo
fratel, né figlio.
Gioc.  Or va; ritorna, vola
in Argo dunque; e sol ti affida in Tebe
a chi t’inganna.