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LETTERA DI RANIERI CALZABIGI 9


sono catene proprie per gli schiavi; il verisimile è un ritrovato d’una immaginazione scoraggita. Egli non vide, o non si curò di vedere né le poetiche, né i modelli de’ Greci, come il nostro Metastasio asseriva di non aver mai letti né voluti leggere i Francesi per sfuggirne l’imitazione. Il tragico inglese volò dunque con impeto proprio suo. Produsse de’ mostri, ma degli originali; introdusse personaggi senza numero. A’ pugnali, a’ veleni degli assassini e de’ tiranni, alle morti, e al sangue, mescolò le facezie de’ servi sciocchi, spesso sciocchi effettivamente. Ne’ suoi drammi, compassionevol strage si vede in una scena, si ride in quella che seguita. Non si curò egli di abbellir la natura; la mostrò tale qual’era al tempo suo, rozza, feroce, selvaggia: ma selvaggi erano a dir vero coloro che in scena introdusse, e forse quelli ancora che assistevano a que’ suoi spettacoli. Mise fuori gli spettri e l’ombre con grande incontro, e a mio parere con gran giudizio: sono queste (che che se ne dica) le macchine più efficaci a movere il terrore; e si adattavano maravigliosamente poi agli animi superstiziosi e creduli de’ suoi compatriotti. Forse allora, ed in animi di quella tempera, non faceva grande effetto la semplice morte violenta: Shakspeare le multiplicò dunque fino alla nausea; diede agli assassini la rabbia sanguinaria, la brutalità, e lo scherno mostruoso. E quando si accorse che la sua udienza né anche perciò si agitava, si commoveva, andò a cercare le forze motrici per quei cori induriti, fino all’inferno. Mescolò prosa e verso, e il triviale col sublime, con questa particolarità, che il suo triviale è appunto quello del basso volgo, il suo sublime è quello di Longino. I suoi successori, il fiorito ed elegante e poetico Dryden, il tenero Rowe (tenero però quanto gli permette il carattere nazionale), il fervido ma sconnesso Otway, il politico e meditante Addisson, e freddo (eccetto nel suo soliloquio di Catone)

Deliberata morte ferocior,

tutti procurarono d’imitare quel loro maestro. Non l’ottennero, o ben di rado nel caratteristico distintivo suo, nel grande, nel fiero, nel pittoresco, perché non ebbero il suo ingegno: talché l’antico Shakspeare, l’Eschilo inglese restò padrone della scena; ed ancora vi signoreggia, ancora spaventa, ancora fa arricciare i capelli agli spettatori; a dispetto d’essersi, e ripuliti, e istruiti: perché quando questo singolar poeta intende di spaventare, distrugge colle sue fiere, strette, vibrate espressioni ogni prevenzione, ogni difesa.