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atto terzo 143

che vendicato. Eppur saperlo, e starsi,

chi ’l puote?... Oh qual di sangue scorrer veggio
orribil fiume! oh quali stragi! oh quante!...
L’amistá di Creonte un don mi fea
funesto...
Antig.  Or sí, fratello, or sí davvero
compiango io te. Che di’? nunzia è di morte
del rio Creonte l’amistá.
Gioc.  Finora
per Polinice, è ver, pender nol vidi:
ma che perciò? Figlia, osi tu?...
Polin.  Creonte
pende per me, per la mia giusta causa,
assai piú ch’altri.
Antig.  Ei vi tradisce tutti;
ed io vel giuro: ei si fa giuoco, il crudo,
di voi, de’ dritti vostri.
Gioc.  Onde tai sensi?
Che ardisci tu? Non m’è fratel Creonte?
E a’ suoi nepoti?...
Antig.  Ahi! troppo io tacqui, o madre;
ed or, non parlo a caso. Emon gli è figlio,
a quel Creonte, a cui tu sei sorella;
noto gli è il padre; e pur mi disse ei stesso...
Che val? Di nuovo il giuro, ambi ei v’abborre:
al trono aspira; e qual, qual v’ha misfatto,
che al trono adduca, e non s’imprenda in Tebe?
Gioc. Nol creder, no... Ma pur, chi sa?... Mancava
questo a tant’altri orrori!...
Polin.  Ove l’incauto
piede inoltrai? Qual laberinto infame
di perfidia inaudita! Io quí, tra’ miei
annoverar deggio i piú feri atroci
nemici miei? — Ma voi, ch’io ascolto, voi,
che in amica sembianza a me dintorno
rimiro; oh ciel! chi ’l sa, se in voi si annida