Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/144


ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Eteocle, Creonte.

Eteoc. Visto l’hai tu quel Polinice? estimi

ch’ei, quant’io l’odio, m’odj? Ah! no; ch’io troppo
troppo lo avanzo in ogni cosa.
Creon.  Ei pago
non è di odiarti; a scherno anco ti prende.
Giá suo pensier cangiò; della fraterna
pace, dic’ei, vuol testimonj in Tebe
gli Argivi aver; per piú nostr’onta, io credo.
Né sgombrar li vedrem, s’esul tu pria
di quí non vai. Vedi, riman brev’ora
a prevenir l’un l’altro; e qual dá tempo,
svenato cade. È chiaro omai, ch’ei vuole
i tuoi rifiuti a forza: in alto il brando
fatal ti sta su la cervice; il segno
darai tu stesso di vibrarlo? T’era
util finor soltanto, or ti s’è fatta
necessaria sua morte.
Eteoc.  All’odio, all’ira,
e alla vendetta sospirata tanto,
pur ch’io dia fin ratto e sicuro. In campo,
spento costui, pari alla causa io poscia
il valor mostrerò. — Rimani, o Adrasto,
all’assedio di Tebe; il vedrai tosto
com’io nel campo un tradimento ammendi.
Creon. Stanno in campo gli Argivi appien securi,