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134 polinice



SCENA SESTA

Polinice, Creonte.

Creon. Misera madre! oh quanto io la compiango!...

Mal suoi figli conosce. Oh! sol da questo
pendesse pur! lieta ella fora. — Or, dimmi;
tu dunque cedi: al tuo fratel ti affidi...
Polin. Nulla per anco è in me di fermo: assai
mi spiace, è ver, l’udir nomarmi in Tebe
nemico; e duolmi di fraterna rissa
l’eccitator parervi: eppur, che deggio,
che farmi omai?
Creon.  Regnare.
Polin.  E aver poss’io
quí, senza sangue, regno?
Creon.  — Io te solea
fin da bambino tener quasi figlio:
ben vidi io sempre in te l’indol migliore;
e alla fra voi pendente madre, oh quante
volte osservar la fea! — Cor non mi basta
or d’ingannarti, no. — Non avrai regno
quí, senza sangue.
Polin.  Oh ciel!...
Creon.  Ma sceglier puoi:
sta in te; poco versarne, o assai...
Polin.  Che ascolto?
Ben era questo il mio timor da prima.
Soltanto io dunque ho dell’error la scelta?...
No, mai non fia, no mai: tanti, e sí sacri
dritti coll’armi (ah!) víolar non voglio;
e sia che può: mezzo non voglio iniquo
a ragion giusta. In Argo torni Adrasto;
solo, ed inerme, io rimarrommi in Tebe.
Creon. Ottimo sei, qual ti credea; tuoi detti
io ben commendo: ma, poss’io lasciarti