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112 filippo

donna, troppo dicesti: a te null’altro

riman, che morte: ma il velen deh! scegli;
men dolorosa fia... D’amore infausto
quest’è il consiglio estremo: in te raccogli
tutto il coraggio tuo: — mirami...1 Io moro...
segui il mio esempio. — Il fatal nappo afferra...
non indugiare...
Isab.  Ah! sí; ti seguo. O morte,
tu mi sei gioja; in te...
Filippo  Vivrai tu dunque;
mal tuo grado, vivrai.
Isab.  Lasciami... Oh reo
supplizio! ei muore; ed io?
Filippo  Da lui disgiunta,
sí, tu vivrai; giorni vivrai di pianto:
mi fia sollievo il tuo lungo dolore.
Quando poi, scevra dell’amor tuo infame,
viver vorrai, darotti allora io morte.
Isab. Viverti al fianco?... io sopportar tua vista?...
Non fia mai, no... Morir vogl’io... Supplisca
al tolto nappo...2 il tuo pugnal...
Filippo  T’arresta.
Isab. Io moro...
Filippo  Oh ciel! che veggio?
Isab.  ... Morir vedi...
la sposa,... e il figlio,... ambo innocenti,... ed ambo
per mano tua... — Ti sieguo, amato Carlo...
Filippo Scorre di sangue (e di qual sangue!) un rio...
ecco, piena vendetta orrida ottengo;...
ma, felice son io?... — Gomez, si asconda
l’atroce caso a ogni uomo. — A me la fama,
a te, se il taci, salverai la vita.


  1. Si ferisce.
  2. Rapidissimamente avventatasi al pugnale di Filippo, se ne trafigge.