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atto quarto 95

se il taci, o ammanti, trema.

Carlo  Il vero io parlo;
tu mi vi sforzi. — Me conosco io troppo,
perch’io mai tremi; e troppo io te conosco,
perch’io mai speri. Infausto don, mia vita
ripiglia tu, ch’ella è ben tua; ma mio
egli è il mio onor, né il togli tu, né il dai.
Ben reo sarei, se a confessarmi reo
mi traesse viltá. — L’ultimo fiato
quí spirar mi vedrai: lunga, crudele,
obbrobriosa apprestami la morte:
morte non v’ha, che ad avvilir me vaglia.
Te sol, te sol, non me compiango, o padre.
Filippo Temerario, in tal guisa al signor tuo
ragion de’ tuoi misfatti render osi?
Carlo Ragion? — Tu m’odj; ecco il mio sol misfatto:
sete hai di sangue; ecco ogni mia discolpa:
tuo dritto solo, è l’assoluto regno.
Filippo Guardie, si arresti; olá.
Carlo  Risposta sola
di re tiranno è questa. Ecco, le braccia
alle catene io porgo: eccoti ignudo
al ferro il petto. A che indugiar? fors’oggi
a incrudelir cominci tu soltanto?
Il tuo regnar, giorno per giorno, in note
atre di sangue è scritto giá...
Filippo  Si tolga
dagli occhi miei. Della quí annessa torre
entro al piú nero carcere si chiuda.
Guai, se pietade alcun di voi ne sente.
Carlo Ciò non temer, che in crudeltá son pari
i tuoi ministri a te.
Filippo  Si strappi a forza
dal mio cospetto; a viva forza...