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della suprema conoscenza 41

mento di tutte le cose o scienzie in le quali nostro intelletto è in potenzia, mi pare che concluda che, essendo quello in potenzia, tutta la sua beatitudine debbe consistere in conoscerle tutte in atto. E se è cosí, come può essere felice con una sola cognizione, come tu dici?

Filone. L’argumenti tuoi concludeno; ma le ragioni dimostrano piú [tosto] come la veritá non può essere contraria de la veritá, e bisogna dar luogo a l’una o a l’altra. E debbi intendere che la felicitá consiste nel conoscere una cosa sola; [e] che nel conoscimento di tutte, ciascuna per sé divisamente, non può consistere; anzi [di] tutte insieme in uno conoscimento d’una sola cosa, nella quale sono tutte le cose de l’universo. E, quella conosciuta, si conoscono tutte insieme, in uno atto e in maggiore perfezione che se fussero conosciute ciascuna da per sé divisamente.

Sofia. Qual’è questa cosa che, essendo solamente una, è tutte le cose insieme?

Filone. L’intelletto, di sua propria natura, non ha un’essenzia signalata, ma è tutte le cose. E se è intelletto possibile, è tutte le cose in potenzia: ché la sua propria essenzia non è altro che l’intendere di tutte le cose in potenzia. E se è intelletto in atto, puro essere e pura forma, contiene in sé tutti li gradi de l’essere e de le forme e degli atti de l’universo: tutti insieme in essere, in unitá e in pura simplicitá. Di modo che chi lo può conoscere vedendolo in essere, conosce, in una sola visione e simplicissima cognizione, tutto l’essere di tutte le cose de l’universo insieme, in molta maggiore perfezione e puritá intellettuale di quelle che si truovono in se medesime: perché le cose materiali hanno molto piú perfetto essere ne l’attuale intelletto, che in quello che hanno in sé proprio. Si che, con il solo conoscimento de l’attuale intelletto si conosce il tutto de le scienze de le cose e si fa l’uomo beato.

Sofia. Dichiarami adunque che intelletto è questo che, conoscendosi, causa la beatitudine.

Filone. Tengono alcuni che sia l’intelletto agente, che, coppulandosi con il nostro intelletto possibile, veggono tutte le cose