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nota 431

Ma che la formula «scholastico stilo» mostri come il trattato fosse steso in latino, secondo pare al Pflaum1, è supposizione arbitraria: lo stile scolastico riguarda evidentemente il metodo dello svolgimento in forma sillogistica e formulistica, in opposizione alla forma appassionata e dialettica dei «divini» dialoghi d’amore. Anzi il rilievo che proprio il titolo era soltanto (non nisi) in caratteri occidentali e non ebraici, può far dubitare che il testo fosse per contro in ebraico.

I componimenti poetici di Leone, tutti in lingua ebraica e in distici, sono cinque in tutto: 1) l’elegia autobiografica, intitolata Telunoth ’al ha-zeman («Elegia sopra il destino», o anche Lamentationes de mutatione temporum), edita la prima volta nel 1857, secondo il manoscritto, dal Carmoly e riprodotta nella introduzione alla versione ebraica dei Dialoghi nel 1871;— 2-4) i tre brevi componimenti laudativi premessi ai commentari talmudici di Isacco Abarbanel editi a Costantinopoli nel 1505-’06, che portano i titoli di Zebach Pesach («Sacrificio pasquale», commentario all’Haggadd ossia alla parte leggendaria del Talmud), Nachalath Aboth («La parte dei Padri», commentario alle Pirke Aboth, «Sentenze dei Padri»), Rosch Amanah («Il culmine della veritá», ovvero «della fede»): tutti tre i carmi di Leone sono acrostici, il primo e il terzo in Jehudah, il secondo in Jehudah ben Jizhac Abarbanel; — 5) l’elegia in commemorazione del padre, per l’edizione del suo Commentario sopra gli ultimi Profeti edita a Pesaro nel 1520, e ristampata piú tardi ad Amsterdam2. Soltanto le due maggiori elegie, l’una di 137 e l’altra di 55 versetti o distici, hanno valore poetico, ma grandissimo3. Un’edizione critica di tutti i cinque componimenti ha dato recentemente il Gebhardt in appendice alla sua riproduzione dei Dialoghi: e sul testo da lui fissato con la collaborazione di altri studiosi ho condotto direttamente la mia traduzione. La quale è stata per altro preceduta per tutte le poesie da quella del Gebhardt (in italiano), che accompagna il suo testo critico, e per l’Elegia sopra il destino dalla

  1. Op. cit., p. 153 n.
  2. Ozar Nechmad, cit., II 70 sgg. Il Carmoly aveva trovato anche un’elegia di 46 versetti composta da Leone in lode del padre: ma il ms. di essa si perdette nella vendita all’asta della sua collezione.
  3. Gli ultimi cinque versetti della prima e, ancor piú evidentemente, gli ultimi tre della seconda sono con molta probabilitá spurii: per lo meno non fanno parte del testo poetico vero e proprio.