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rispondeva all’amico, con paterno compiacimento: «Jehudah appartiene indubbiamente ai piú valenti filosofi d’Italia dei nostri tempi. Ed egli pensa che le opinioni di Ibn Roschd [Averroe] contennero maggior copia di ambiguitá e di inesattezze che tutte le altre. Secondo il suo proprio parere, la prima materia è la corporeitá, ed egli ne addusse prove dal V libro della Metafisica di Aristotile: ma siccome io non sono di questo suo parere, non l’ho rammentato»1.

Da questo momento scompare per un gran tratto nell’ombra: passò in quegli anni per Roma, dove una fonte attendibile ci racconta che i papi fecero sempre molte istanze perché si fermasse, al fine di godere della sua dottrina e della sua conversazione? Solo nel 1516 il suo nome ricompare, accanto a quello di un suo fratello, in una lista di Ebrei residenti a Ferrara. Nel 1520 attende personalmente a Pesaro alla pubblicazione di un’altra opera di suo padre, e vi prepone una lunga e bella composizione poetica in lode di lui2. Ma ecco che il 28 dicembre 1520 un rescritto del viceré di Napoli Raimondo di Cordova, accolto e sancito dalla maestá imperiale e reale di Carlo V, nello stabilire la condizione giuridica e fiscale degli ebrei del Regno, porta al quinto item il nome di Leone, favorito con ampi privilegi:

Item mandamos que maestre Leon Abravanel medico y su casa y todos que son comprehendidos en su linage que tien particular no sean comprehendidos en este tributo, antes que sean reservados como a supernumerarios, y no paguen cosa alguna, antes que sean exemptos y francos; y que el dicho illustre Virrey le despache el privilegio necessario tanto de la francheza susodicha como que gozen de todos los susodichos privilegios, capitulos y facultates que gozaren los otrosjudios que estuvieren en el dicho regno en virtud de la presente capitulacion.

E il 15 maggio 1521 un nuovo rescritto esecutivo sullo stesso argomento, emanato da Francesco Ferdinando, ripeteva, in una con le altre, questa medesima disposizione3.

  1. Cfr. infatti Dialoghi d’Am., III, pp. 237 sgg. di questa edizione. La corrispondenza citata è in Sce‘eloth Scha‘ul («Questioni di Saul [Cohen]»), Venezia, 1574, pp. 4b e 20 b (tradotta in Pflaum, op. cit., p. 150).
  2. Gebhardt, p. xii; Pflaum, pp. 82-83. Il documento ferrarese è conservato a Haifa in Palestina.}}
  3. Croce, Un documento su L. E., cit.; Ferorelli, op. cit., p. 88. Il documento (R. Arch. di Stato in Napoli, Canc. aragonese, Comm. Somm., vol. 66, inter ff. 155-156; e R. Camera esecutoriale voi. 24, cc. 136-140) è riprodotto ora anche in Pflaum, op. cit., pp. 147-148.