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Nel 1492 un nuovo rovescio di sventura turba quella famiglia senza pace: gli ebrei sono cacciati dalla Spagna. Il re Cattolico, pur non curandosi di salvare Isacco, cerca di trattenere Leone Abarbanel, la cui arte medica gli è preziosa: ma il prezzo della salvezza è inaccettabile, poiché consiste nel lasciar battezzare il bambino. Leone, fermo nella religione de’ suoi padri, non si lascia piegare: trafuga il piccolo Isacco in Portogallo per mezzo di un amico, ed egli raggiunge il padre e i fratelli a Napoli, seconda terra d’esilio. Ma il bimbo non era per questo salvato: la zia che lo aveva ricevuto in tutela non riuscí a nasconderlo all’implacabile odio di Giovanni II, che lo fece custodire nelle sue prigioni. Nel 1495, re Manuel decretava a sua volta la cacciata degli ebrei non battezzati, il battesimo forzato dei bimbi: anche il figlio di Leone fu fatto cristiano e affidato, con molti altri, a un convento di Domenicani. Pare che, adulto, ritornasse alla sua religione, perché più tardi troviamo un nipote di Leone, che non potrebbe essere se non figlio di Isacco, ed era certamente giudeo confesso: ma che Leone abbia avuto pace al suo grande strazio riabbracciando il figlio prima di morire, è soltanto una sorridente ipotesi1.

A Napoli don Isacco Abarbanel e la sua famiglia arrivarono sulla fine del 1492: forse erano stati prima qualche tempo a Cartagena d’Africa2. Anche qui, in breve tempo, il vecchio Isacco

    preferita all’originaria forma Abrabanel (o Abravanel), perché più diffusa: ma la differenza tra queste forme è, in ebraico, solo di pronunzia. L’appellativo di Leone Medigo fece confondere (e fa da alcuno confondere tutt’ora) il nostro con Leone Sommi da Modena 11571-1641). (Cfr. D’Ancona, Teatro mantovano, in «Giorn. stor. lett. it.», 1S85, p. 49).

  1. Cfr. Pflaum, op. cit., p. 61. Il fondamento dell’ipotesi è nella trasmissione del ms. De coeli harmonia fino al nipote di Leone, come vedremo piú oltre; ma la trasmissione può essere stata indiretta. Secondo il Gerbardt, Introduzione cit., p. {sc|xiii}}, «pare che il figlio di Leone lasciò Napoli nel 1540-’41 quando Carlo V bandi definitivamente gli ebrei da Napoli, e che emigrò come la maggioranza degli ebrei napoletani in Turchia». Un altro nipote del nostro, Henrique Keruandez Abarbanel, figlio di sua sorella giá maritata nel 1483 a un José Abarbanel, si sarebbe trovato ancora a Lisbona nel 1512. — Per tutti gli avvenimenti sopra narrati, vedi l’Elegia I, vv. 24-29 e 36-39, e il Chaschetto, op. cit.; inoltre le notizie tradizionali raccolte dal Graetz. Queste fonti s’intendano del resto citate per tutti i punti della biografia.
  2. Il soggiorno a Cartagena è supposto, senza prove, dallo Schwab (art. cit., p. 168) e dall’Etheridge, The hebrew Literature, VI, p. 291. Che l’arrivo a Napoli risalga al 24 agosto 1492 è ugualmente un’affermazione dello Zimmels, L. H., p. 23 n., ripetuta dal Gebhardt, Introd., p. x. Per contro il Chaschetto, ci indica esattamente l’anno 5253 (iniziatosi il 22 settembre 1492), attraverso il simbolo di schenath gerim, «anno dei pellegrini», deve gerim vale in cifre appunto quell’anno.