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dio come principio, mezzo e fine del bene 31

prio occhio e ne l’oggetto che si vede e nella distanza che è fra l’uno e l’altro, causa la visione oculare attualmente; cosí il nostro intelletto, se bene è chiaro da sé, è di tal sorte impedito negli atti onesti e sapienti da la compagnia del rozzo corpo, e cosí offuscato, che gli è di bisogno essere illuminato da la luce divina. La quale, reducendolo da la potenzia a l’atto, — e illuminate le spezie e le forme de le cose procedenti da l’atto cogitativo, quale è mezzo fra l’intelletto e le spezie de la fantasia, — il fa attualmente intellettuale, prudente e sapiente, inclinato a tutte le cose oneste e renitente da le disoneste: e levandoli totalmente tutta la tenebrositá, resta lucido in atto perfettamente. Sicché, ne l’un modo e ne l’altro, il sommo Dio è principio dal quale tutte le cose oneste umane dependeno, cosí la potenzia come l’atto di quelle. Ed essendo il supremo Dio pura, somma bontá, onestá e virtú infinita, bisogna che tutte l’altre bontá e virtú dependino da lui come da vero principio e causa di tutte le perfezioni.

Sofia. Giusto è che ’l principio de le cose oneste sia nel sommo fattore; né in questo era dubio alcuno. Ma in che modo è mezzo e fine di quelle?

Filone. La pia divinitá è mezzo a ridurre a effetto ogni atto virtuoso e onesto. Perché, essendo la provvidenzia divina appropriata con maggior spezialitá a quelli che participano de le divine virtú, e tanto piú particolarmente quanto piú partici pano di quelle; non è dubbio che non sieno grandemente adiutrici ne l’opera di tali virtú, dando aiuto a quelli tali virtuosi per conseguire gli atti onesti e riducerli a perfezione. Ancora è mezzo ne’ tali atti in un altro modo: perché, come contiene in sé tutte le virtú e eccellenzie, è esemplo imitativo di tutti quelli che cercono operare virtuosamente. Qual maggior pietá e clemenzia che quella de la divinitá? Qual maggior liberalitá che quella che di sé fa parte a ogni cosa prodotta? Qual piú integra giustizia che quella del suo governo? Qual maggior bontá, piú ferma veritá, piú profonda sapienzia, piú diligente prudenzia, che quella che conosciamo essere ne la divinitá? non perché la conosciamo secondo l’essere che ha in se