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352 iii - de l’origine d’amore

primo principio creante, ma che ’l sommo Dio creatore mediante la sua somma sapienzia, prima bellezza, creò e fece bello tutto l’universo creato: si che li primi vocabuli del sapiente Moise ne denotarono li tre gradi del bello, Dio sapienzia e mondo. E il sapientissimo re Salamone, come seguace e discepulo del divino Moise, dichiara questa sua prima sentenzia ne li Proverbi dicendo: «Il Signor con sapienzia fondò la terra, compose li cieli con somma scienzia; col suo intelletto l’abissi fumo rotti e li cieli stillano la rosata». Onde egli dottrina dicendo: «Figliuolo mio, non le levare dinanzi a l’occhi tuoi: vedi e guarda le somme cogitazioni, le quali saranno vita de l’anima tua»; e non si potria giá questa cosa scrivere piú chiara.

Sofia. Ancora Aristotile concede che Dio ha fatto con sapienzia ogni cosa, come Platone: ma la differenzia è che egli pone la sapienzia essere una cosa medesima con Dio, e Platone dice che depende da lui. Tu che dici che ’l platonico è mosaico, vorria che mi mostrasse questa differenzia chiara ne l’antico.

Filone. I nostri primi ne le cose simili parlano precisamente; e non dicono: «Dio sapiente creò», ovvero «saviamente creò»: ma dissero: «Dio con sapienzia», per mostrare che Dio è il sommo creatore e la sapienzia è mezzo e instrumento, col quale fa la creazione. E questo vedrai piú chiaro nel detto del devoto re David, che dice: «Col verbo del signore li cieli furo fatti, e col spirito de la bocca sua tutto l’esercito suo»; il verbo è la sapienzia, e somiglia al spirito che esce de la bocca, ché cosí la sapienzia emana dal primo sapiente, e non sono ambi una cosa medesima (come pone Aristotile). E per piú evidenzia mira quanto chiaramente il pone re Salamone, pur ne li Proverbi, che principia dicendo: «Io son la sapienzia», e dichiara come quella contiene tutte le virtú e bellezze de l’universo, scienzie prudenzie arti, le astinenti virtú; e in fine dice: «Io ho consiglio e ragione, io son intelletto, io ho la fortezza, e meco li re regnano e li grandi conoscono veritá; io amo li miei amatori, e li miei sollicitanti mi truovano; tutte le bellezze divine ho meco, degne e giuste, per participare a li miei amici assai ed empire li suoi