Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/312

306 iii - de l’origine d’amore

specifica; e questa è la sua pugna contra gli dèi, che dice Platone. Onde li fece dividere, cioè fece che ’l corpo fece resistenza alquanto a l’intelletto, e che l’intelletto s’inclinò a le cure necessarie del corpo e sue naturalitá, perché la vita fusse piú presto umana che angelica. Dice che da questa divisione nacque l’amore, però che ogni mezzo desia e ama la reintegrazione del suo mezzo restante: cioè che in effetto l’intelletto non averia mai cura del corpo, se non fusse per l’amore che ha al suo consorte [e] mezzo corporeo femminino, né il corpo si governarla per l’intelletto, se non per l’amore e affezione che ha al suo consorte e mezzo masculino. E in quello che dice, — [che], uniendosi l’un mezzo con l’altro, per l’amore non cercavano le cose necessarie per il sostenimento loro e perivano, onde per remedio Iuppiter li fece tornare li genitali de l’uno verso de l’altro, e, satisfatti per il coito e generazione del simile, si reintegrò la loro divisione, — significa che il fine de la loro divisione de la parte intellettiva e corporea fu perché, pigliando satisfazione de li diletti corporei, si sostentassero ne l’individuo e generassero il simile per la perpetua conservazione de la spezie. Admonisce poi che non si debba peccare, perché ogni mezzo de l’uomo verria a dividersi e restaria ciascuno quarto de l’uomo: intende che, se la parte dell’intelletto non è unita ma divisa con imperfette cognizioni e consigli, resta imperfetta e debile di natura, peró che l’unitá è quella che la fa vigorosa e perfetta e la divisione gli beva la perfezione e il vigore; e cosí la corporea quando è unita in cercare il necessario è perfetta, e quando è divisa in acquisizione de le cose superflue e insaziabili, di quelle resta imperfetta e fragile: in modo che con la tale divisione di ciascuna de le parti l’uomo viene a mancare, non solamente di quella prima unione e intellettuale de l’androgeno, ma ancora di quello essere mezzo, secondo si richiede ne la vita umana; ma resta mezzo di mezzo, seguendo la vita lasciva e peccatoria. Questo è quello che significa la favola platonica allegoricamente: e l’altre particularitá, che scrive nel modo del dividere e del consultare e simili, sono ornamenti de la favola per farla piú bella e verisimile.