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284 iii - de l’origine d’amore


Filone. Giá credo averti detto un’altra volta che Averrois, come puro aristotelico, le cose che non trovò in Aristotile (o perché a le sue mani non pervenissero tutti li suoi libri, massime quelli de la metafisica e teologia, o per non essere de la sua oppinione e sentenzia) s’affatigò contradirle e annullarle. E come questo incatenamento de l’universo noi trovasse in lui, ha contradetto in quello agli arabi suoi antecessori, dicendo che non è de la filosofia di mente d’Aristotile, però che egli non ha per inconveniente che de l’uno e simplicissimo Dio dependa immediate la multitudine coordinata de l’essenzie de l’universo: attento che tutto s’unisce come membra d’uno individuo uomo, e per quella totale unitá tutte le sue parti possono dependere insieme de la simplicissima unitá divina, ne la cui mente tutto l’universo è esemplato e figurato come la forma de l’artificiato ne la mente de l’artifice; la qual forma in Dio non implica multiplicazione d’essenzia, anzi da la banda sua è una, e ne l’artificiato si multiplica per il mancamento che ha de la perfezione de l’artifice: si che le idee divine per la comparazione che hanno a l’essenzie create son molte, ma per essere in mente divina sono una con quella. Dice adunque Averrois che la divina bellezza s’imprime in tutte l’intelligenzie movitrici de’ cieli immediatamente, e tutte da lui con li suoi orbi hanno derivazione immediata, e cosí la materia prima e tutte le spezie e intelletto umano, che son soli li eterni nel mondo inferiore. Ma dice che questa impressione, se bene è immediata in tutto, che niente di manco per ordine è graduata secondo piú o manco: però che ne la prima intelligenzia la bellezza divina s’imprime piú degna spirituale e perfettamente con maggiore conformitá di simulacro che ne la seconda, e ne la seconda piú che ne la terza, e cosí successivamente fino a l’intelletto umano, che è ultimo de l’intelligenzie. Ne li corpi s’imprime in modo piú basso, però che ivi è fatta dimensionabile e divisibile: niente di manco s’imprime nel primo orbe piú perfettamente che nel secondo, e cosí successivamente fino a passare a l’orbe de la luna e venire a la materia prima; ne la quale ancora s’imprimeno tutte le idee de la bellezza divina come in ciascuna de