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gradi di privazione della bellezza 273

nel corruttibile è il contrario, ché’l mancamento incitativo è minore e il privativo maggiore, onde egli è manco perfetto e piú defettuoso.

Sofia. Veggo ben la differenzia che è fra il mancamento di bellezza conoscitivo e produttivo d’amore, del quale piú si truova nel mondo intellettuale, al privativo nudo di cognizione e amore, del quale piú si truova nel mondo corruttibile; e conosco come l’uno importa perfezione e l’altro difetto. Ma mi restano tre cose dubiose: prima, che ’l mancamento del mondo inferiore non si può chiamare assolutamente privativo, però che ancora in quello si conosce la somma bellezza ed è desiata dagli uomini, che son parte di quello. La seconda, che quel mancamento conoscitivo e desiderativo de la somma bellezza non par che possi stare con l’essere in potenzia della cosa che manca in atto (come hai detto), però che la potenzia si può ridurre ad atto e nissun bello finito può avere bellezza infinita, la quale è quella che dici che conosce e desia. La terza, che mi par strano, è che Dio in alcuna cosa creata metta conoscimento e desiderio di cosa che gli manchi, e impossibile a loro d’acquistare, come sarebbe quello che dici del mondo angelico. Solvemi, o Filone, questi dubi, perché meglio m’acquieti l’animo in questa materia del dove l’amor nacque.

Filone. Simili dubitazioni da te aspettavo: sono a proposito, perché con la soluzione di quelli piú interamente conoscerai che l’amore nacque nel mondo angelico (come t’ho detto). A la prima ti dico che nel mondo corruttibile non è lucida cognizione de la somma bellezza divina, però che questa non si può avere se non per intelletto in atto separato da materia, che è specchio capace de la transfigurazione de la divina bellezza. Tale intelletto non si truova nel mondo inferiore, perché gli elementi misti inanimati, piante e animali mancano d’intelletto, e l’uomo, che l’ha, l’ha potenziale, che intende l’essenzie corporee pigliate da’ sensi, e quel che piú si può sollevare, quando è nutrito da vera sapienzia, è venire in cognizione de l’essenzie incorporee mediante le corporee, come per il movimento de’ cieli si viene a conoscimento de’ motori loro, che

Leone Ebreo, Dialoghi d’amore. 18