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cosmogonia mosaica, e suoi problemi 251

di pose il firmamento, ch’è il cielo, fra l’acque superiori, che sono l’essenzie intellettuali, le quali sono le supreme acque de l’abissato caos, e fra le acque inferiori, cioè essenzie del mondo inferiore generabile e corruttibile; e cosí divise il caos in tre mondi: intellettuale, celeste e corruttibile. Di poi divise l’inferiore degli elementi de l’acqua e de la terra, e, discoperta la terra, la fece germinare erbe arbori e animali terrestri, volanti e natanti; e di poi nel sesto di, nel fin di tutto, creò l’uomo. In questo modo, sommariamente detto, intendono il testo questi de la creazione mosaica, e credono denotare che ’l caos fusse innanzi la creazione confuso e per la creazione diviso in tutto l’universo.

Sofia. Mi piace vederti fare Platone mosaico e del numero de’ cabalisti; bastami questo per notizia, come dici: poi che né assoluta ragione né terminata fede mi costringe a queste tali credulitá. Ma dimmi, con queste loro posizioni possono forse piú ragionevolmente solvere li sopra detti argumenti d’Aristotile che li fideli, li quali credeno la creazione del mondo una volta sola?

Filone. Aristotile medesimo confessa che la posizione, che pone innanzi di questo mondo esservi stato un altro e di poi di questo averne ad essere un altro e cosí sempre in continua successione, fatti tutti di mano eterna, è piú ragionevole che l’oppinione che pone questo mondo aver avuto principio e innanzi di esso non essere alcuna cosa: però che quella pone ordine successivo eterno ne la generazione del mondo e concede che di nulla non si fa cosa alcuna, e questa altra non il significò: [sí] che contra quella oppinione non hanno luogo li piú forti de li suoi argumenti, come quel che di nulla niente si fa, e che la materia prima non può essere di nuovo fatta o generata; però che quelle proposizioni concede e presuppone esso Platone, come ancora quelli due argumenti teologali de l’opera divina, che debbe essere eterna come lui opifice, e cosí che’l fin de l’opera sua, il quale è buono, debbe essere eterno; le quali ambo proposizioni Platone concede, quanto è per parte de l’agente divino. Ma dice Dio largire la sua eternitá a quello