Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/245


platone e moise contro aristotile 239

alcuno non posseva intervenire ne l’onnipotente Dio, che è sommo perfetto.

Sofia. Non senza forza par che sieno queste ragioni del peripatetico, massimamente teologali, de la natura eterna de l’opifice divino e del fine di sua volontaria produzione. Che diranno i platonici, e noi tutti che crediamo la sacra legge mosaica? che pone la creazione di tutte le cose di nulla in principio di tempo.

Filone. Noi altri diciamo molte cose in nostra difensione: consentiamo che naturalmente di niente alcuna cosa non si può fare, ma miracolosamente per onnipotenzia divina teniamo potersi fare le cose di niente: non che niente sia materia de le cose, come il legno di che si fan le statue, ma che possi Dio fare le cose di nuovo senza precedenzia di materia alcuna. E diciamo che, se ben il cielo e la materia prima sono naturalmente ingenerabili e incorruttibili, niente di meno miracolosamente, per onnipotenzia divina, ne l’assoluta creazione fumo in principio creati di nulla; e se bene la reciproca generazione de le cose e il moto circulare e il tempo naturalmente repugnino l’aver principio, l’hanno pur avuto ne la mirabile creazione; però che son conseguenti de la materia prima e del cielo, li quali di nuovo furono creati. E quanto a la natura de l’opifice diciamo che l’eterno Dio opera, non per necessitá, ma per libera volontá e onnipotente; la qual cosí come fu libera ne la costituzion del mondo, nel numero degli orbi e de le stelle, ne la grandezza de le sfere celesti ed elementari, e nel numero misura e qualitá di tutte le cose, cosí fu libera in volere dar principio temporale a la creazione, ben che la potessi fare come lui eterna. E quanto al fin de l’opera sua, diciamo che, se ben il fin suo ne la creazione fu far bene, e appresso di noi il bene è eterno e piú degno che ’l temporale, noi, cosí come non arriviamo a conoscere sua propria sapienza, non possiamo arrivare a conoscere il proprio fine di quella ne le sue opere; e forse che appresso di lui il ben temporale ne la creazione del mondo precede il ben eterno, però che si conosce piú l’onnipotenzia di Dio e sua libera volontá in creare ogni