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232 iii - de l’origine d’amore


Filone. Queste parole, che Platone riferisce in quel suo Simposio, son di Fedro giovene galante, discipulo di Socrate, qual dice l’amore essere gran dio e sommamente bello e, per essere bellissimo, che ama le cose belle; ed essendo l’amore ne l’amante come in proprio suggetto, abitante dentro del suo cuore come il figliuolo nel ventre de la madre, diceva Fedro che l’amante, per il divino amore che ha, è fatto divino piú che l’amato, qual non ha in sé amore ma solamente il causa ne l’amante: onde il dio d’amore dá all’amante furor divino, che non il dona a l’amato, e perciò gli dèi son piú favorevoli a gli amati che servono suoi amanti (come si mostra d’Achille), che agli amanti che servono suoi amati (come par d’Alceste).

Sofia. E questa ragione non ti par sufficiente, o Filone?

Filone. Non mi par retta, né ancor parse giusta a Socrate.

Sofia. Si? e perché?

Filone. Socrate, disputante contra Agatone oratore (il quale ancora teneva amore essere un gran dio e bellissimo), dimostra che amore non è dio, però che non è bello, conciosiaché tutti gli dèi sian belli; e dimostra che lui non è bello, però che amore è desiderio di bello, e quel che si desidera al desiderante sempre manca, ché quel che si possiede non si desidera. Onde Socrate dice che l’amor non è dio, ma è un gran demone, mezzo fra gli dèi superiori e gli umani inferiori, e se ben non è bello come Iddio, non è ancora brutto come gl’inferiori, ma mezzo fra la bellezza e la bruttezza: però che ’l desiderante, se bene in atto non è quel che desidera, è pur quello in potenzia, e cosí se l’amore è desiderio di bello, è bello in potenzia e non in atto, come son gli dèi.

Sofia. Che vuoi inferire per questo, o Filone?

Filone. Ti mostro la divinitá consistere ne l’amato e non ne l’amante: però che l’amato è bello in atto come Dio, e l’amante che ’l desia è bello solamente in potenzia, per il qual desiderio, se ben si fa divino, non però è dio come l’amato; e però vedrai che l’amato in mente de ramante è onorato cuntemplato adorato come proprio dio, e sua bellezza ne l’amante è reputata divina, che nissuna altra se li può equiparare. Non