Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/182

176 iii - de l’origine d’amore

odorare, non si perde però il senso del tatto; ché, dormendo, si sente freddo e caldo; ancor resta la fantasia in molte cose, e, se bene è inordenata in sue sonniazioni, il piú de le volte sono de le passioni presenti. Ma ne la trasportazione contemplativa si perde ancor, con gli altri sensi, il sentimento del freddo e del caldo; e cosí [si] perde la cogitazione e fantasia di ogni cosa, escetto di quella che si contempla. Ancor questa sola meditazione, che resta al contemplativo amante, non è di sé, ma della persona amata; né lui, esercitando tal meditazione, sta in sé, ma fuor di sé in quel che contempla e desidera. Ché, quando l’amante è in estasi, contemplando in quel che ama, nissuna cura o memoria ha di se stesso, né in suo benefizio fa alcuna opera naturale, sensitiva, motiva o ver razionale; anzi in tutto è di se stesso alieno e proprio di quel che ama e contempla, nel qual totalmente si converte. Ché l’essenzia de l’anima è suo proprio atto; e, se s’unisce per contemplare intimamente un oggetto, in quello sua essenzia si trasporta e quello è sua propria sustanzia, e non è piú anima ed essenzia di quel che ama, ma sol spezie attuale de la persona amata. Si che molto maggiore astrazione è quella de l’alienazione amorosa che quella del sonno. Con qual ragione adunque mi puoi accusare, o Sofia, di non vederti o parlarti?

Sofia. Non si può negare che ognora non si vegga che l’efficace contemplazione de la mente suole occupare i sentimenti; ma io vorrei sapere la ragione piú chiaramente. Dimmi adunque: perché, pensando tanto intimamente quanto si voglia, non restano i sentimenti ne le sue operazioni? Ché la mente per contemplare non ha bisogno di servirsi de la retrazione de’sensi, poi che non hanno che fare ne la sua opera; né manco gli bisogna la copia del calor naturale, come ne la decozione del cibo; né ha necessitá degli spiriti che serveno a’ sensi, però che la mente non opera mediante i spiriti corporali, per essere incorporea. Che bisogno ha adunque la meditazione del perdimento de’ sensi, e perché gli priva o gli ritira e raccoglie?

Filone. L’anima è in sé una e indivisibile; ma estendendosi virtualmente per tutto il corpo e dilatandosi per le sue