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il sonno e la contemplazione 175

menti e attraeno dentro li spiriti; e da l’altra parte gli fai contrari, dicendo che l’uno priva e occupa l’altro.

Filone. Cosi è in effetto, perché in alcune cose son simili e in alcune altre dissimili. Son simili in quel che lassano, e dissimili in quel che acquistano.

Sofia. A che modo?

Filone. Perché egualmente il sonno e la contemplazione abbandonano e privano il senso e movimento; ma il sonno l’abbandona facendo forte la virtú notritiva, e la contemplazione l’abbandona facendo forte la virtú cogitativa. Ancora sono simili, perché tutti due ritirano lo spirito da l’esteriore a l’interiore del corpo; e son dissimili, perché il sonno gli ritira a la parte inferiore del corpo sotto il petto, cioè al ventre, dove sono i membri de la nutrizione (stomaco, fegato, intestini e altri), perché ivi attendano a la decozione del cibo per il nutrimento; e la contemplazione gli ritira a la parte piú alta del corpo, che è disopra al petto, cioè al cerebro, che è seggio de la virtú cogitativa e abitaculo de la mente, per far ivi la meditazione perfetta. Ancora, l’intenzione del bisogno del ritirar i spiriti è diversa in loro, perché il sonno gli ritira dentro, per ritirar con loro il calor naturale, de la copia del quale ha bisogno per la digestione che si fa nel sonno: ma la contemplazione gli ritira, non per ritirar il calore, ma per ritirar tutte le virtú de l’anima, e unirsi l’anima tutta e farsi forte per contemplar bene in quel desiderio. Essendo adunque tanta diversitá fra il sonno e la contemplazione, con ragione l’una arrobba e occupa l’altro. Ma nel perdimento de’ sensi e movimento la contemplazione è uguale al sonno, e forse che gli priva con maggior violenza e forza.

Sofia. Non mi par giá che ’l cogitabondo perda i sensi come quel che dorme; e tu non mi negherai che a l’amante ne l’estasi non resti la cogitazione e pensamento in gran forza, essendo annessi a’ sensi, e a quel che dorme non resti di questo cosa alcuna, ma solamente la nutrizione, che non ha che fare con li sensi, ché si truova ancor ne le piante.

Filone. Se ben considererai, troverai il contrario: ché nel sonno, benché si perdano i sensi del vedere, odire, gustare e