Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/150

144 ii - de la comunitá d’amore

ristorano e soccorrono da la persecuzione e comprensione del sole. Dicono, secondo la fabula, che si converti in lauro, perché il lauro, per essere arbore eccellente, diuturno, sempre verde, odorifero e caldo ne la sua generazione, si manifesta piú in lui che in niun altro arbore il mescolamento dei raggi solari con l’umido terreno. Dicono che fu figliuola di Peneo fiume, perché il terreno dove passa genera di molti lauri. Dicono che Apollo ornò de le sue frondi la sua cetera e la sua faretra, significando che i chiari poeti, che sono la cetera d’Apollo, e li vittoriosi capitani e i regnanti imperatori, che sono la faretra del sole (il quale propriamente dá le chiare fame, le potenti vittorie e gli eccelsi trionfi), solamente sono quegli che si sogliono incoronare di lauro in segno di eterno onore e di gloriosa fama; che, si come il lauro dura assai, cosí il nome de’ sapienti e de’ vittoriosi è immortale; e si come il lauro sempre è verde, cosí la fama di questi è sempre giovane né mai s’invecchia né secca; e si come il lauro è caldo e odorifero, cosí gli animi caldi di questi danno suavissimo odore ne’ luoghi distanti, da una parte del mondo a l’altra. Onde questo arbore si chiama lauro per essere fra gli altri arbori come l’oro fra i metalli; ancora perché si scrive che gli antichi il nominavano laudo per le sue lode, e perché de le sue foglie s’incoronavano quegli che erano degni di eterne lode: per il che questo è quello arbore che s’appropria al sole, e dicono che noi può ferire saetta del cielo, però che la fama delle virtú il tempo non la può disfare, né ancora i movimenti e le mutazioni celesti, le quali ogni altra cosa di questo mondo inferiore saettono con inveterazione, corruzione e oblivione.

Sofia. Son satisfatta da te quanto agli amori degli dèi celesti, cosí degli orbi come degli sette pianeti. Degl’innamoramenti degli altri dèi terreni e umani non voglio che tu ne pigli altra fatica, perché alla sapienzia molto non importa: ma vorrei ben che tu mi dichiarassi, senza favole o finzioni, quello che gli sapienti astrologi tengono degli amori e degli odi che si hanno i corpi celesti e li pianeti l’uno con l’altro particolarmente.

Filone. Sotto brevitá ti dirò parte di quello che dimandi, ché ’l tutto sarebbe cosa troppo prolissa. Gli orbi celesti che gli