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cause de’ figmenti poetici 101

zie sotto queste istorie, non si posson variare da li termini di quelle. Ancora, per piú conservazione, hanno espressa l’istoria in versi ponderosi e osservantissimi, acciò che facilmente non si possino corrompere, perché non può patire la misura ponderosa il vizio, in modo che né la indisposizione degl’ingegni né la incorrezione degli scrittori facilmente può adulterare le scienzie. L’ultima, e prima, è perché con un medesimo cibo potessero dar mangiare a diversi convitati cose di diversi sapori: perché le menti basse possono solamente pigliare degli poemi l’istoria con l’ornamento del verso e la sua melodia; l’altre piú elevate mangiano, oltr’a questo, del senso morale; e altre poi piú elevate posson mangiare, oltr’a questo, del cibo allegorico, non sol di filosofia naturale, come ancora d’astrologia e di teologia. Giuntasi con questo un altro fine, cioè che, essendo questi poemi cosí cibo comune ad ogni sorte d’uomini, è cagione d’essere perpetuato ne la mente de la multitudine che le cose molto difficili pochi son quegli che le gustino, e de li pochi presto si può perdere la memoria, occorrendo una etá che facesse deviare gli uomini da la dottrina: secondo abbiamo veduto in alcune nazioni e religioni, come negli greci e negli arabi, i quali, essendo stati dottissimi, hanno quasi del tutto perso la scienzia. E giá fu cosí in Italia al tempo de’ goti: di poi si rinnovò quel poco che ci è al presente. Il rimedio di questo pericolo è l’artifizio di mettere le scienzie sotto li cantici fabulosi e istoriografi, che per la sua dilettazione e suavitá del verso vanno e si conservano sempre in bocca del vulgo, d’uomini, di donne e di fanciulli.

Sofia. Mi piaceno tutte queste cause de’ figmenti poetici. Ma dimmi: Platone e Aristotile, principi de’ filosofi, perché uno di loro non volse (e se ben usò la fabula) usar il verso, ma solamente la prosa, e l’altro né verso né fabula usò, ma orazione disciplinale?

Filone. Non rompeno mai le leggi i piccoli, ma solamente i grandi. Platone divino, volendo ampliare la scienzia, levò da quella una serratura, quella del verso; ma non levò l’altra de la fabula: si ch’egli fu il primo che ruppe parte de la legge de